Via Altinia 116/B, 30173, Favaro Veneto (VE)

VOLONTARIATO

La mia esperienza

Collaboriamo con medici, centri specialistici e associazioni per offrire percorsi riabilitativi integrati e multidisciplinari. Ogni collaborazione nasce dal desiderio di creare una rete di sostegno, dove la fisioterapia diventa parte di un sistema di cura condiviso.

VOLONTARIATO

Perchè?

Crediamo in un approccio che vada oltre la terapia individuale: il volontariato è la nostra forma di restituzione alla comunità. Questo progetto nasce dalla collaborazione tra professionisti e persone.  

VOLONTARIATO

La nostra esperienza
in KMKM Hospital di Zanzibar

All’inizio del 2024, dopo qualche anno di pratica in strutture sanitarie italiane, ho iniziato a sentire il bisogno di ampliare i miei orizzonti lavorativi. Non era insoddisfazione per il lavoro che svolgevo, ma piuttosto il desiderio che le mie competenze potessero essere usate per fare una differenza reale.

Seguendo questo impulso, quel luglio ho deciso di partire per Zanzibar. Mi sono affidato a Rajab dell’associazione TZIVO, che mi ha destinato al luogo dove riteneva potessi essere più utile: il KMKM Hospital, un piccolo ospedale dell’omonimo quartiere. La struttura disponeva di una piccola stanza adibita a fisioterapia, due lettini, quattro terapisti locali e un’ampia popolazione felina.

L’Impatto con la realtà

Le prime settimane sono state un’immersione totale in una realtà che sfidava ogni mia aspettativa. La comunicazione risultava complessa e nessuno aveva delineato chiaramente né i miei compiti né le modalità operative. Il primo giorno ho assistito a un parto e ho scacciato gatti con l’apposita “scopa scaccia-gatti”.

Quella sera, esausto, ho formulato un pensiero che oggi mi fa riflettere profondamente: “Qui devo cambiare tutto”.

La verità è che non avevo capito nulla. Avevo l’arroganza inconsapevole di chi crede di poter trasferire meccanicamente approcci e metodologie da un contesto culturale all’altro.

La lezione fondamentale che ho dovuto apprendere è stata questa: noi siamo ospiti di una cultura ed è lei che comanda. Quando si opera come volontari in contesti internazionali, si è accolti in un ambiente che ha le proprie regole, le proprie priorità, i propri ritmi. Perciò si può mostrare una strada, suggerire un percorso, ma poi tutto deve essere adattato, di giorno in giorno, a ciò che viene accolto e a ciò che invece genera resistenza.

Un nuovo approccio

Dal momento in cui ho cambiato prospettiva, l’esperienza ha assunto una dimensione completamente diversa. Ho iniziato ad apprendere le basi del kiswahili, perché la comunicazione diretta con i pazienti elimina le barriere interpretative e crea una relazione terapeutica più autentica.

L’arrivo di Mattia, collega e amico che ha condiviso questa esperienza, ha segnato l’inizio di una fase più strutturata del nostro intervento. Abbiamo sviluppato un programma formativo che partiva dai fondamenti: anatomia, fisiopatologia, principi dell’esercizio terapeutico, concetto di optimal load e approccio biopsicosociale. Concetti che nella nostra pratica quotidiana diamo per acquisiti, ma che in quel contesto rappresentavano territorio inesplorato.

Progressivamente abbiamo assistito a una trasformazione significativa nell’approccio dei terapisti locali. Hanno iniziato a fare le domande giuste ai pazienti. Non seguivano più protocolli a memoria, ma iniziavano a ragionare, a educare i pazienti sulle loro condizioni, a superare schemi fisioterapici ripetitivi che spesso osserviamo anche nelle nostre strutture sanitarie.

Più spiegavamo, più diventavano autonomi. Più condividevamo il perché dietro al come, più vedevamo quella scintilla negli occhi che ogni formatore sogna di accendere.

Un progetto in evoluzione

Al momento della partenza, portavamo con noi la consapevolezza di aver contribuito a qualcosa di piccolo ma profondamente significativo. Sentivamo di aver posto le basi per un cambiamento sostenibile e duraturo.

Rientrato in Italia, ho percepito che l’inquietudine iniziale si era trasformata: non più il bisogno di partire, ma la necessità di mantenere una connessione. Con l’accordo di Rajab, ho deciso di continuare a prendermi cura del progetto KMKM Hospital anche a distanza, facendo da ponte per altri professionisti interessati a questa esperienza.

Verso un’esperienza internazionale

Condivido questa testimonianza perché il progetto rappresenta ora una realtà consolidata, ma necessita costantemente di nuove competenze professionali, prospettive fresche e energie rinnovate.

Il KMKM Hospital cerca colleghi con formazione evidence-based pronti ad accettare una sfida professionale per creare un impatto reale e duraturo.

Per chi fosse interessato a questa esperienza, resto disponibile per fornire informazioni dettagliate, chiarire aspetti operativi e condividere tutti gli elementi pratici e umani che caratterizzano questo progetto. 

Asante sana, Kwaheri

VOLONTARIATO

Uno spazio aperto ai colleghi

Oggi il progetto al KMKM Hospital è una realtà che continua a crescere e che accoglie con entusiasmo nuove energie, competenze e prospettive. Condividere questa testimonianza significa invitare colleghi motivati e con una formazione evidence-based a unirsi a un percorso che arricchisce non solo dal punto di vista professionale, ma anche umano. Per chi desidera approfondire, resto disponibile a condividere ogni dettaglio operativo ed esperienziale di questa avventura.

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Siamo sempre aperti a nuove collaborazioni. Scrivici per costruire insieme qualcosa di concreto.